“Quando si parla di Graziella la mente vola subito al felice periodo della nostra fanciullezza, fatto di lunghi pomeriggi d’estate, di golosi panini con la Nutella, di canzoni di Lucio Battisti che riecheggiano nell’aria e naturalmente di interminabili giri in bicicletta nel giardino pubblico, per le strade del quartiere o addirittura nel cortile di casa nostra. Ma perché ancora oggi il nome di Graziella riesce ad essere così magico? Facciamo un doveroso salto indietro nel tempo per ricostruire la storia di questa bicicletta tanto amata dalla generazione di chi era bambino più di trent’anni fa. Era il 1964 e sull’onda del boom economico che stava attraversando l’Italia con un’irrefrenabile carica d’entusiasmo, la bicicletta incominciava finalmente ad assumere un’immagine diversa da quella del mezzo di trasporto povero, persino un po’ triste ed usato da chi non poteva permettersi di più per recarsi in fabbrica o in ufficio. Su geniale progetto di Rinaldo Donzelli, la Teodoro Carnielli di Vittorio Veneto (TV) presenta in quell’anno un’assoluta novità: la Graziella, un’elegante bicicletta pieghevole destinata a rivoluzionare per oltre vent’anni il mondo delle due ruote. Appoggiata da un’intelligente campagna pubblicitaria, la Graziella incontra immediatamente i favori di una larga fascia di clienti per quella sua immagine raffinata, favorita anche dalla musicalità del suo nome gentile ed armonioso. Uno slogan dell’epoca la definisce con una punta di civetteria “la Rolls Royce di Brigitte Bardot” e il paragone con la Casa automobilistica d’Oltremanica non sarà affatto irriverente, vista la straordinaria qualità costruttiva di questa bicicletta ormai assurta a simbolo di un’epoca irripetibile.
Carta vincente della Graziella fu in primo luogo la sua straordinaria praticità. Il robusto telaio, pieghevole grazie alla cerniera centrale e all’assenza della canna orizzontale, le ruote piccole, la sella imbottita ed il manubrio ambedue sfilabili con la massima facilità ne consentivano un agile trasporto anche nell’abitacolo di un’utilitaria di piccole dimensioni. Da queste poche caratteristiche era praticamente immediato identificare la Graziella come un nuovo simbolo di libertà e di anticonformismo. Possedere una Graziella significava infatti sintonizzarsi immediatamente con il colorato spirito del tempo, all’insegna di uno stile di vita allegro e spensierato. Sulla scia di questo strepitoso successo nacquero ben presto agguerrite rivali della Graziella, che ne riproponevano la linea in chiave più essenziale e ad un prezzo decisamente inferiore. L’Atala, la Legnano, l’Aurelia Dino, la Girardengo, la Olmo, la Bianchi, la Gerbi ed innumerevoli marche meno note invasero rapidamente il mercato, contribuendo a familiarizzare tantissime persone, specie i bambini, col fantastico mondo delle due ruote. Fu così che, nel 1971, la Carnielli decise di sottoporre la Graziella ad un profondo quanto necessario re-styling, dal quale nacque una autentico miracolo di purezza di linee e di esclusività dei contenuti. “Reinventata da Carnielli”, come dicevano le pubblicità dell’epoca, la nuova Graziella si distingueva dal modello precedente per le ruote di diametro maggiorato e per un telaio di dimensioni finalmente adatte a tutte le corporature. A queste prime particolarità, si aggiungeva tutta una serie di dettagli unici, studiati appositamente dalla Carnielli per identificare a colpo d’occhio la Graziella rispetto a tutti i modelli concorrenti. Il colore, innanzitutto, che come per la serie precedente continuava ad essere il classico bianco panna o in alternativa un delizioso blu oltremare. Onde consentire all’acquirente di mantenere l’integrità dell’impeccabile verniciatura, la Carnielli forniva insieme alla Graziella un tubetto di vernice, con tanto di pennellino incorporato nel tappo, per eventuali ritocchi che solitamente interessavano il portapacchi, normalmente assai esposto ad urti e graffiature. Quest’ultimo era forse il più vistoso motivo di distinzione della Graziella: guardandolo di fianco, esso era caratterizzato da due tubi orizzontali di eguale lunghezza raccordati con un tubo piegato a semicerchio, mentre nelle imitazioni i due tubi orizzontali, di diversa lunghezza, erano uniti da un tratto dritto ottenendo così la forma di un trapezio scaleno. Il manubrio conservava la stessa slanciata forma rettangolare della serie precedente e costituiva un ulteriore caratteristica per non confondere la Graziella con le sue rivali, che solitamente ne montavano uno dalla forma trapezoidale. Persino il campanello dava alla Graziella quel tocco di classe in più: costruito in solido metallo cromato, recava una vezzosa “G” sbalzata su un esagono allungato di colore blu ed era dotato di un suono potente, che sembrava quasi sorridere tanto era gaio e squillante nel timbro. Il fanale era incorporato nel telaio tramite un pregevole scatolato in lamiera smaltata di bianco con allegre guarnizioni blu, mentre le altre marche lo avevano semplicemente fissato sul parafango anteriore e non di rado realizzato in plastica di modesta fattura. Pur così ben fatto, questo fanale aveva un grave difetto che già allora sorprendeva per la sua illogicità: rimanendo solidale al telaio, nelle curve illuminava i lati della carreggiata rendendo così la Graziella un mezzo poco consigliabile per passeggiate serali in strade non rettilinee. Incredibile a dirsi, la Graziella era anche dotata di un antifurto, non del tutto affidabile in verità, che si azionava con una chiave la cui serratura era parte integrante del telaio. Ultima ma non meno importante caratteristica, la facile quanto sicura smontabilità: dotata di un curatissimo meccanismo con leva di serraggio delle flangie, vite a brugola e dado di chiusura, la meticolosa Carnielli dava in dotazione una piccola trousse di attrezzi appositamente realizzati, da inserire in dedicate sedi del telaio onde portarli sempre con sé.
La nuova Graziella non deluse le aspettative, al punto che la sua Casa costruttrice le affiancò delle versioni speciali degne di essere ricordate in questa sede: la bizzarra Graziella Flor dalle decorazioni floreali in stile hippy, con la quale si riceveva in omaggio il 45 giri Fonit-Cetra “Io vado sul fiore…vieni anche tu…”, la sportiva Graziella Cross con cambio a cloche e lo splendido chopper Graziella Leopard, corredato da una ricca serie di accessori dedicati ma costoso quasi come un ciclomotore. Fu persino commercializzata una Moto Graziella, sempre di produzione Carnielli, pieghevole anch’essa ma che nonostante l’originalità dell’idea ebbe scarso successo per la linea alquanto disomogenea, nella quale le ruote troppo piccole mal si accordavano al manubrio eccessivamente lungo.
La lunga, grande, calda estate giovane degli anni ‘70 volgeva però al termine ed i vistosi limiti della Graziella, comuni a tutte le altre biciclette pieghevoli, incominciavano a farne dimenticare i pur notevoli pregi.
Eccessivamente pesante soprattutto in salita oltre che cronicamente priva del cambio di velocità, la Graziella mostrava pericolose instabilità ad andature relativamente veloci, che certo non si addicevano al carattere tranquillo ed un po’ snob di questa bicicletta. Ciononostante, non erano pochi i ragazzini che la utilizzavano per affrontare massacranti arrampicate, per sgommate a bici aperta o per impennate sulla sola ruota posteriore. Nel frattempo, nuovi mezzi a due ruote stavano irrompendo sul mercato: la BMX, che visse la sua breve stagione sulla scia della popolarità del film “ET l’extra-terrestre” e soprattutto la Mountain Bike, adatta a qualsiasi terreno e fornita di un eccellente cambio Shimano anche nelle versioni più economiche. Fu l’inizio del declino per la Graziella, che con la discrezione che sempre ne accompagnò l’esistenza scomparve silenziosamente dalle scene alla fine degli anni ‘80.
Oggigiorno la Graziella costituisce un ricercato oggetto di modernariato e non è da escludere un suo rilancio in chiave moderna, così come è avvenuto in tempi recenti per il monopattino. Si potrebbe allora pensare di portarla sempre con sé nel bagagliaio della propria automobile, in modo da disporre in qualsiasi momento del mezzo di trasporto ideale con cui muoversi agilmente nel convulso traffico delle nostre città. Proprio come suggeriva lo spot televisivo di oltre trent’anni fa…Per PAGINE 70:
Sergio Mannu
sergiomannu@tin.it
Gentili Signori,
vi scrivo perche´nel lontano 1970 desideravo molto una bicicletta che si chiamava Carnielli “Roma Sport”, con freno a contropedale, che era il “must” per tutti i ragazzi del Giambellino a Milano dove abitavo.
La chiesi in regalo a mio Papa´, il quale, pensando di farmi cosa molto gradita, mi regalo´invece un altro modello di bicicletta, piu´siofisticato, chiamata “Atala 2000″, sempre da cross, ma che non mi piaceva affatto, e, soprattutto non era per niente bella e maneggevole come la mia tanto desiderata “Roma Sport”.
Non accettai mai la “Atala 2000″, ed alla fine la passai a mio fratello piu´piccolo.
Io pero´nel frattempo non ho mai piu´avuto la possibilita di guidare una “Roma Sport”, e di cio´ancor oggi, dopo tanti anni, mi rammarico.
Per questo vi sarei molto grato, se qualcuno potesse mandarmi qualche foto della “Roma Sport” e farmi sapere se ve ne sono ancora in giro in buono stato.
Molte grazie per la sensibilita´di chi gentilmente vorra´ rispondermi.
Cordiali Saluti
Giorgio
L’ avevo nel 1967 rossa e bianca con il contropedale (che mazzo in salita in coppia) che tempi ,ciao
mi puo dare info su motograziella anni 70
Ebbi per regalo da mio padre nel giugno del 1964 la mia prima bicicletta ” La Graziella” e da allora è stata come una compagna: Purtroppo i miei figli crescendo mi hanno distrutto a poco a poco la mia bici. Era di colore blù. Sarei i contenta se potessi riaquistarla.
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articolo superbo, incantevole nella descrizione, capace di proiettare il lettore direttamente nell’epoca d’oro della Graziella.
L’autore è senz’altro un innamorato pazzo di quell’epoca, capace di far splendere di luce propria tutto ciò che ha reso indimenticabili glia anni 60 e gli anni 70.
Ringrazio quindi l’autore e bene ha fatto l’amico Alberto a segnalare l’articolo.
Colgo l’occasione però per fare una piccola sottolineatura.
Non è affatto vero che la Graziella non era fornita di marce.
Infatti sin dalla Graziella 16, successivamente nella 20, così come nel tandem 16 o 20 e nel triplet 16 e 20, la Carnielli prevedeva la possibilità di dotare il modello con cambio a 2 marce (solo nel modello da 16 o da 20, perchè dotati anche di contropedale) o a 3 marce (in tutti i modelli su elencati con freno a contropedale e senza freno a contropedale).
Sui cataloghi dell’epoca si legge testualmente che “la marca del cambio di fattura tedesca (Torpedo Sachs) o inglese (Sturmey Archer) sarà scelta a seconda della disponibilità…”
Io posseggo molti modelli Graziella con cambio e la cosa sarà trattata in un prossimo approfondimento sul nostro sito, vi posso anticipare però che il cambio (interno nel mozzo) rendeva la Graziella un modello fantastico.
Tutt’oggi uso regolarmente una 16 con cambio Sturmey Archer per andare a lavoro e una Tandem 20 cambio Sturmey Archer 3V, per gite fuori porta con mia moglie, percorrendo con estrema tranquillità anche 30 – 40 Km….
A tutti gli amici ed in particolare a Antonio, Marco, Beppe e Brunetto un invito a contribuire all’argomento con documenti, ricordi e foto.
willy
Anche la “motograziella” sebbene con i limiti di cui accennava l’articolo, è stata a mio avviso una trovata originale molto chic per l’epoca (poteva essere trasportata tranquillamente in un bagagliaio, in plastica colorata blu, verde o rossa) ed era l’ideale per piccoli sposamenti (magari in località di villeggiatura)!! In quegli anni era disprezzata anche per il suo carattere di “superfluo” a differenza per esempio del “ciao” Piaggio che era un mezzo primario di spostamento, sicuramente più affidabile, per le famiglie che non potevano permettersi la 2° auto o non l’avevano affatto!!
Comunque a distanza di decenni è stata valorizzata anch’essa dai collezionisti.
Saluti a tutti,
Roberto
Salve oggi a 36 anni la grande rivincita. Gli amici del quartiere l’avevano ed io no ( solo più tardi a 12 anni una NON GRAZIELLA usata). Oggi gli amici del quartiere hanno la mtb cinese ed io LA GRAZIELLA!!! Comprata su subito.it per € 40,00 buone condizioni ma che comunque restaurerò.
Un saluto a tutti.
sono in possesso del disco della fonit cetra, io vado sul fiore… vieni anche tu…
con graziella flor carnielli, una produzione cinelife. non ne conosco il valore qualcuno mi puo aiutare a dargli un prezzo?sono un apassionato di grazielle.